La septoriosi: una malattia che si caratterizza per le macchie

  • In post precedenti abbiamo elencato alcuni dei funghi più comuni che colpiscono la marijuana, ma ci sono altre malattie meno diffuse quali la septoriosi che vale comunque la pena conoscere.
  • Caratterizzata per le macchie clorotiche che sviluppano le foglie, si tratta di un’affezione molto invasiva che è perfettamente in grado di mandare all’aria interi raccolti.
  • Non c’è nulla di più frustrante che trovarsi impotenti di fronte ad una tale situazione, ma se continui a leggere potrai avere un’idea più chiara su come riconoscere, prevenire ed eliminare questo fungo.

Cos'è la septoriosi?

La septoriosi o septoria rientra nella categoria dei funghi ascomiceti,

source: INRA

una vasta rete fungina che si caratterizza per le spore che si formano all'interno degli aschi (ascospore). Il fungo presenta anche picnidi, delle strutture riproduttive che ne garantiscono lo sviluppo e la proliferazione. 

Come la stragrande maggioranza delle malattie fungine che colpiscono i vegetali, la cannabis compresa, la septoriosi appartiene alla famiglia Mycosphaerellaceae, e rientra tra le malattie vegetali che provocano macchie sulle foglie. Queste possono essere causate da funghi, ma anche da batteri o da nematodi, e nel caso della septoriosi si manifestano sia sulle foglie che sui fusti. Le alterazioni sono clorotiche e di colore brunastro, e diventano necrotiche con l'evolversi della malattia.

Particolarmente gravi sono gli attacchi sul frumento (in questo caso la malattia viene denominata appunto septoriosi del frumento), che a causa dello sviluppo esponenziale del fungo possono compromettere fino al 40% del raccolto finale.

Come individuare la septoriosi?

Il periodo di incubazione della septoriosi è alquanto lungo (da 15 a 21 giorni), motivo per il quale spesso si è costretti ad aspettare fino ad uno stadio avanzato della malattia prima di poter effettuare una diagnosi visiva. Fra l'altro, c'è un elevato rischio di scambiare l'affezione per un'altra prima di arrivare ad una diagnosi definitiva.

Una volta comparsi, però, i sintomi visivi della septoriosi sono molto facili da riconoscere: il tessuto vegetale infetto si copre di macchie verde scuro che tendono prima verso il giallo e poi verso il brunastro per diventare infine necrotiche. 

Tale cambiamento cromatico non è altro che la manifestazione fisica di un'alterata circolazione dei fluidi vitali della pianta, che determina una rapida diffusione delle macchie sulle foglie, con conseguente decolorazione e ingiallimento e successiva caduta. A questo punto, la pianta presenterà anche un sensibile rallentamento della crescita e della fioritura, che nei casi più estremi potrebbe addirittura comportarne la morte.

Come prevenire la comparsa della septoriosi?

È risaputo che prevenire è meglio che curare, per cui come prima misura preventiva, vi consigliamo le spruzzature di infuso di equiseto, un metodo completamente biologico e molto efficace durante la crescita che si può applicare dalla terza settimana. La preparazione deve avere una concentrazione del 20% e va spruzzata a intervalli frequenti ma comunque distanti.

Ma la regola numero uno è sicuramente la pulizia. Lo spazio di coltivazione deve essere il più ordinato possibile, è importante dunque eseguire una pulizia periodica e approfondita, prestando particolare attenzione a non lasciare in giro foglie morte, sacchi di terra usati, accumuli di polvere o attrezzi sporchi. Proprio come lo spazio, gli strumenti di lavoro devono essere ordinati e in perfetto stato di pulizia sia all'inizio, durante e alla fine della coltivazione che prima di iniziarne una nuova. Se vuoi che il tuo raccolto vada in porto senza dover avere a che fare con patogeni né insetti la pulizia è un aspetto che non puoi assolutamente trascurare.

Altrettanto importante è la ventilazione. Il ricambio dell'aria deve essere proporzionale alla superficie coltivata e va impostato in modo omogeneo dal pavimento al soffitto per evitare la formazione di zone o "sacche" di aria stagnante così come di strati di aria sovrapposti. Non dimentichiamo che l'aria fredda tende ad accumularsi verso il basso è quella calda, verso l'alto. Se ci pensi, tutti i protocolli antincendio consigliano di sdraiarsi vicino al pavimento, perché è lì che l'aria rimane pulita più a lungo e, quindi, si evita di respirare i fumi tossici direttamente.

Un altro aspetto da considerare è l'umidità, che va adattata in base alla fase della coltivazione, giorno o notte che sia. Nel momento dell'irrigazione, che deve essere controllata, è bene allontanare le lampade HPS di almeno 1,45 m per non provocare uno stress termico che potrebbe a sua volta determinare un'alterazione della massa fogliare, con conseguente comparsa di macchie e cioè della malattia. Una prevenzione in più per evitare una tale situazione è l'utilizzo di acqua di irrigazione tiepida, o meglio, della stessa temperatura di quella dello spazio di coltivazione.

Come controllare ed eliminare la septoriosi?

Se le piante sono già state colpite da questo fungo, la prima cosa da fare è abbassare l'umidità ad un valore non superiore al 50% in modo permanente.

Poi bisognerà anche essere molto accurati con le annaffiature, evitando di esagerare con le quantità in modo da non contribuire ad un incremento involontario dell'umidità, che favorirebbe lo sviluppo della malattia. In tal senso, è importante evitare le annaffiature durante le tre ore precedenti allo spegnimento delle lampade, altrimenti gli eccessi di umidità potrebbero condensarsi sulle foglie favorendo lo sviluppo dei funghi. Un altro elemento da ridurre durante la terapia è la fertilizzazione a base di azoto.

Relativamente alle condizioni termiche, è fondamentale che la temperatura notturna sia sempre 5 ºC più fresca rispetto a quella diurna.

Come ogni altro essere vivente, le piante hanno bisogno di un certo comfort per poter far fronte alle malattie e, dunque, faranno meno fatica a riprendersi in assenza di variazioni climatiche.

Poi c'è da considerare anche la disposizione, che conviene configurare in modo che le piante siano distanti a sufficienza per poter garantire una corretta ventilazione, ma soprattutto per evitare di accelerare lo sviluppo della malattia tramite il contatto reciproco delle piante infette. 

Come rimedio biologico, alla comparsa dei primi sintomi, consigliamo una terapia con infuso di equiseto diluito al 20%, da applicare sul substrato e sulle foglie ogni quindici giorni. Se, però, la malattia è in fase avanzata, i trattamenti chimici quali i prodotti a base di azossistrobina, mancozeb, maneb, ziram o miclobutanil si riveleranno molto più efficaci, almeno in un primo tempo. E, come sempre, ricorda di attenerti alle dosi e modalità di uso indicate dal fabbricante.

Buona coltivazione a tutti!

24/05/2018

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