Può il CBD danneggiare il fegato?

  • Uno studio recente dell’Università dell’Arkansas suggerisce che il CBD potrebbe danneggiare il fegato come lo fanno alcool, droghe e farmaci.
  • Avvalendosi di topi, i ricercatori affermano che le persone che assumono CBD potrebbero essere ad alto rischio di sviluppare tossicità epatica.
  • Questo tipo di studi, tacciati di esagerazioni dagli attivisti pro cannabis, spiegherebbero il ritardo nella promulgazione di norme relative al CBD da parte dell’FDA, che utilizza queste allarmanti affermazioni sui possibili effetti dannosi del cannabidiolo per la salute come pretesto per la sua inazione.

Il CBD va di moda, e su questo non c'è ormai alcun dubbio. La sostanza, che spesso viene pubblicizzata come più sicura di molti farmaci convenzionali, si sta affermando come terapia alternativa per numerose affezioni comuni, tra cui ansia e dolore cronico. Un nuovo studio suggerisce, invece, che il CBD potrebbe generare problemi di salute, soprattutto per quanto riguarda il fegatoche potrebbe subire gli stessi effetti associati al consumo di alcol, droghe e farmaci.

Un gruppo di ricerca della Facoltà di Scienze Mediche dell'Università dell'Arkansas (USA) ha recentemente analizzato l'epatotossicità del CBD in topi, concludendo che, nonostante questo derivato della cannabis sia sempre più apprezzato nel mondo benessere, le persone che assumono la sostanza sono ad elevato rischio di sviluppare tossicità epatica, uno degli effetti collaterali più temuti dei farmaci sia per il suo impatto in termini di mortalità, sia per le sue ripercussioni economiche durante il loro processo di sviluppo.

I risultati, pubblicati lo scorso aprile dalla rivista Molecules, suggeriscono che nonostante molti pazienti utilizzino il CBD come un'alternativa più sicura agli antidolorifici convenzionali, il composto potrebbe essere altrettanto dannoso per il fegato.

Lo studio, passo per passo

Il primo passo è stato la scelta del farmaco di CBD Epidiolex, somministrato secondo la dose consigliata. Questo medicinale è stato approvato dall'FDA americana per la cura di determinati tipi di epilessia infantile ed è il primo farmaco a base di cannabidiolo che può essere distribuito a livello nazionale negli Stati Uniti.

Successivamente, i ricercatori hanno esaminato i topi a cui era stato somministrato il CBD, in alcuni casi in dosi elevate e in altri in dosi più basse, e hanno osservato che alcuni dei topi trattati con dosi alte hanno mostrato segni di danno epatico dopo solo 24 ore. Trascorso qualche giorno, il 75% era morto o agonizzante.

Igor Koturbash, direttore dello studio, spiega che l'etichetta dell'Epidolex "menziona chiaramente il rischio di danno al fegato e la necessità di monitorare i livelli di enzimi epatici nei pazienti. Negli studi clinici, sono stati trovati livelli elevati di questi enzimi nel 5-20% dei pazienti".

Detto altrimenti, l'Epidolex avrebbe il potenziale di scatenare malattie epatiche, in modo che tutti coloro che assumono il farmaco regolarmente e in dosi elevate potrebbero essere, senza saperlo, sulla strada di sviluppare una malattia di questo tipo.

È possibile trarre conclusioni?

A prescindere di questo particolare studio, è difficile trarre conclusioni definitive quando si lavora con topi. In fin dei conti, si tratta del fegato di un roditore e non di una persona. Gli studi condotti su animali possono essere rilevanti per gli esseri umani, ma spesso i cannabinoidi hanno effetti fisiologici radicalmente diversi nei topi rispetto ai cani o alle persone. Questo perché le variazioni tra specie riguardano anche il sistema endocannabinoide.

Infatti, Project CBD, un'organizzazione no-profit con sede in California dedita al monitoraggio della ricerca sul cannabidiolo, ha recentemente pubblicato un rapporto attraverso il quale condanna risolutamente questa conclusione sul danno epatico, "un'affermazione sensazionalistica che si basa su uno studio di dubbia credibilità".

Innanzitutto, nel corso dello studio condotto dall'Università dell'Arkansas non sono state effettuate prove reali su esseri umani, circostanza, nelle parole di Project CBD, "determinante". L'organizzazione biasima anche il fatto che ai topi sono state somministrate dosi proporzionali a quelle utilizzate negli esseri umani, quando in realtà "i consumatori di CBD del mondo reale non assumono mai l'equivalente al 0,25% del loro peso corporeo", la dosi massima utilizzata nei topi dello studio.

Project CBD si è espressa in modo critico anche per quanto riguarda la struttura dello studio, pieno di "dichiarazioni strane e basato su un disegno sperimentale irrazionale". E aggiunge che gli autori sminuiscono l'importanza dei riscontri medici positivi sul CBD, tra cui le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, le quali sono state messe in evidenza da studi precedenti che hanno dimostrato come la cannabis potrebbe in realtà aiutare a prevenire il danno epatico nelle persone che soffrono di alcolismo.

Qual è la posizione dell'FDA nei confronti di questo tipo si studi?

L'Agenzia per gli alimenti e i medicinali statunitense sta ricevendo pressioni a livello politico e sociale perché i prodotti contenenti cannabidiolo vengano regolarizzati. Infatti, il CBD derivato dalla canapa è già stato autorizzato a livello federale -a farlo è stato il Farm Bill del 2018- ma fino a quando l'FDA non adotterà i regolamenti corrispondenti, gli alimentari e i farmaci a base di questo composto resteranno illegali.

Per il momento, nessuno dei prodotti di CBD che si vendono attualmente negli Stati Uniti ha ottenuto l'approvazione dell'FDA. L'unica eccezione è l'Epidiolex, ma a quanto pare sotto avvertimento di rischio di danno epatico grave.

In una dichiarazione dell'FDA, pubblicata il 19 giugno nel sito dell'organizzazione in seguito ad un'audizione pubblica sul CBD tenutasi lo scorso 31 maggio, si riconosce "il rilevante interesse pubblico" della sostanza, ma al contempo si adduce al fatto che "ci sono ancora tante domande in sospeso in merito alla sicurezza e alla qualità dei prodotti contenenti CBD" come spiegazione per il ritardo nell'emanazione di una normativa di regolarizzazione.

Così, oltre a citare dubbi intorno all'esposizione "cumulativa" (l'utilizzo, ad esempio, di più prodotti di CBD nello stesso giorno) e agli effetti in determinate fasce della popolazione (come bambini e anziani), la dichiarazione fa riferimento a studi recenti che mirano a vincolare l'uso del CBD al danno epatico, come quello dell'Università dell'Arkansas.

Secondo la dichiarazione dell'FDA, durante l'analisi della licenza per l'Epidiolex, sono stati individuati "alcuni rischi di sicurezza, tra cui il potenziale di danno epatico. Rischi gravi che possono essere controllati quando un farmaco di CBD approvato dall'FDA si prende sotto controllo medico, ma che sono più incerti quando il CBD viene utilizzato ampiamente e senza supervisione medica".

Un parere, questo, condiviso dal Dott. Koturbash, anche se nel suo studio ci tiene ad evidenziare che i prodotti di CBD che arrivano sul mercato potrebbero benissimo non presentare il rischio epatico scoperto dal suo team di ricerca. Lo scienziato non ha però dubbi sul fatto che "sono necessarie ulteriori ricerche sul CBD per valutarne la sicurezza complessiva".

13/08/2019

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