Israel programme cannabis medical succes pati

Israele, un programma di marijuana terapeutica che si rivela di successo con il 90% dei pazienti

  • Da anni in Israele si portano avanti degli studi sull’applicazione della cannabis per trattare determinate patologie.
  • Con determinazione e sforzo, oggi è un leader mondiale in questo settore e i risultati ottenuti sono indiscutibili.
  • Tuttavia, il governo ebraico pone ancora troppi ostacoli a coloro che cercano di cambiare le cose.
Israel programme cannabis medical succes pati

Cinquant'anni fa, Raphael Mechoulam ha iniziato a fare ricerca nell'ambito dei cannabinoidi in Israele. Oggi viene considerato il "nonno della cannabis terapeutica" per essere stato il primo a isolare il THC nel decennio del 1960, un uomo che ha chiesto al Governo di studiare i benefici della marjuana e che ha ricevuto il supporto di buona parte della popolazione.

È stato negli anni '90 che il governo israeliano ha accettato il fatto che si iniziasse ad utilizzare questa pianta per aiutare a superare determinate malattie qualora non esistessero altri trattamenti. Questo successo è arrivato, in larga parte, grazie alle ricerche di Mechoulam, e oggi ha trasformato lo stato di Israele in uno dei posti in cui gli studi sulla cannabis sono al grado più avanzato.

Attualmente, sono otto le aziende che hanno una licenza governativa che consente loro di fornire marijuana terapeutica ai cittadini israeliani. Tutto questo accade nonostante non ci sia, al contrario degli Stati Uniti, una cultura forte intorno alla cannabis. Fortunatamente, le aziende non ci hanno messo molto a far apparire il prodotto come un elemento puramente terapeutico nel momento questo è stato presentato ai potenziali pazienti.

Israele è arrivato a un livello molto alto di ricerca e sviluppo di nuovi tipi di cannabis. Può essere d'aiuto per il resto del mondo; e soprattutto può aiutare l'economia del paese. Tuttavia, sembra difficile credere che esista ancora gente disposta a limitare questo successo ai soli abitanti della nazione. Una buona ricerca non serve a nulla se coloro che devono beneficiarne devono affrontare ostacoli artificiali che possono mettere a repentaglio la qualità della loro vita.

Puoi continuare a leggere il post in inglese, qui.

17/06/2015

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